Entra in vigore la nuova normativa UE per il recupero dei rifiuti tessili
Anche il settore della moda, da sempre sinonimo di tendenza e stile, si trova a dover affrontare una sfida cruciale: quella della sostenibilità.
Da pochi giorni, da inizio gennaio 2025, in Europa è in vigore l’obbligo della raccolta differenziata dei tessili; un obbligo che l’Italia, come anche altri paesi europei, aveva anticipato al 2022 con un Decreto Legislativo, anche se l’assenza di decreti attuativi ne aveva fortemente rallentato lo sviluppo.
Gli abiti usati non andranno più gettati tra i rifiuti indifferenziati bensì smaltiti in appositi contenitori e i Comuni dovranno garantirne la raccolta differenziata.
L’obiettivo europeo non si focalizza solo sulla raccolta, ma vuole definire una filiera che preveda anche il riutilizzo e il riciclo dei rifiuti tessili. Attraverso il riciclo, si vuole dare nuova vita alle fibre tessili, proteggendo l’ambiente e risparmiando risorse naturali. L’economia circolare del settore favorirà l’innovazione e motiverà le imprese a investire in nuove tecnologie per la produzione di tessuti sostenibili e per il riciclo dei materiali.
Anche i consumatori saranno chiamati a fare la loro parte in questo progetto ambizioso: nel nostro Paese, secondo il Rapporto 2024 Rifiuti Urbani di ISPRA, nel 2023 sono stati raccolti in modo differenziato 171,6 mila tonnellate di tessili, in crescita del 7% rispetto alle 160,3 mila tonnellate dell'anno precedente, arrivando così a 2,9 kg per abitante.
Anche le fibre tessili, come gli altri rifiuti recuperabili, quali plastica, carta e cartone, vetro e rottami metallici potranno avere una nuova vita.